Nativi, questi sconosciuti

15 03 2008

leggerePer inaugurare questo blog, rubo un bel pezzo da un utile post di un buon sito:

“Chiunque sia entrato di recente in una classe, ha conosciuto il tipo di nativi di cui si parla in questo articolo. Si tratta dei cosiddetti “natives” (Prensky 2001), ovvero quei ragazzi nati a partire dagli anni ‘80, cresciuti in mezzo a personal computer e Internet: la prima generazione di giovani socializzati all’uso di una tecnologia da una generazione di adulti che non ha avuto il tempo di comprendere pienamente le logiche di questi nuovi media (Jenkins 2006).

Anche questo non può essere sfuggito a chi abbia frequentato di recente le classi di una qualsiasi scuola. Mentre gli adulti hanno fatto esperienza dello spazio geografico dove per spostarsi da un punto all’altro serve tempo e le distanze si misurano in kilometri, i nativi sembrano avere sviluppato la capacità di muoversi con altrettanto agio nello spazio mediato di rete. Uno spazio che, per essere attraversato, non richiede tempo e in cui le distanze non si misurano in kilometri, ma in nodi della rete sociale che bisogna percorrere di link in link per raggiungere la propria meta. Lo spazio mediato di rete non sostituisce per i nativi lo spazio geografico, ma vi si affianca come una nuova dimensione. Una dimensione fatta di bit e non di atomi. Anzi, una dimensione fatta di comunicazione. Una rete di conversazioni che si fanno permanenti, replicabili, ricercabili e spesso rivolte a un pubblico indistinto (Boyd 2007). Conversazioni permanenti nel tempo, come un messaggio scritto su un post-it, un libro o un post su un blog. Replicabili come qualsiasi contenuto digitale soggetto all’inesorabile legge del copia/incolla e ricercabili con Google. Rivolte (o almeno esposte) a un pubblico indistinto, come un articolo di un quotidiano, un romanzo o il proprio profilo di MySpace.

Oggi lo spazio in cui i nativi digitali passano il loro tempo è questo: si muovono con disinvoltura fra lo spazio geografico dei loro genitori e quello mediato di rete. In questo ambiente ibrido socializzano, fanno esperienze, giocano, apprendono…”

Chiunque sia entrato di recente in una classe ha conosciuto… Già!

Io conosco tanti, ma tanti colleghi che entrano tutti i giorni nelle classi, che hanno tutti i giorni a che fare con i nativi… senza accorgersi di avere a che fare con i nativi!

E conosco tanti nativi che non sanno di essere nativi.

O mi sbaglio?


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4 risposte

12 05 2008
noemi arianna

io sono d’accordo con quello detto nell’articolo….perchè a mio parere i giovani di oggi sono molto più superficiali dei ragazzi di alcuni anni fa….dove il loro unico interesse gira intorno a schermi piatti,e-mail,sms,perdendo quasi la concezione dellas realtà, rinchiudendosi in un mondo fantastico….il cosiddetto siber word!!!

12 05 2008
Lasry

Mi ha lusingata questa introduzione. E’ anche molto convincente. Se non altro siamo tutti protagonisti in quello che è stato scritto. Leggere qualcosa che parla di se stessi ti porta a meditare su diversi aspetti…

21 05 2008
Rovatti Nicole

io sono d’accordo con quello detto nell’articolo….perchè a mio parere i giovani di oggi sono molto più superficiali dei ragazzi di alcuni anni fa….dove il loro unico interesse gira intorno a schermi piatti,e-mail,sms,perdendo quasi la concezione dellas realtà, rinchiudendosi in un mondo fantastico….il cosiddetto siber word!!!

25 05 2008
Bevilacqua Rosa

Si sono proprio d’accordo, adesso la generazione e’ cambiata e i ragazzi si basano solo sulla tecnologia i computer e la televisione..
Non riescono a farne a meno ormai sono posseduti e vivono la maggior parte solo di quello senza sapere che ci sono tante cose migliori!

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