Narrazione e apprendimento (o formazione)

3 04 2008

scrivereDa sempre l’uomo è affascinato dall’affabulazione: ha bisogno di storie, di narrazioni, del confronto con le esperienze e le fantasie degli altri uomini.

Jerome Bruner – esponente di spicco della scuola di psicologia culturale americana – nel testo Cultura dell’educazione. Nuovi orizzonti per la scuola. propone una interessante riflessione su questo tema.

Scrive Bruner: «Sembra che ci siano due modi principali in cui gli esseri umani organizzano e gestiscono la loro conoscenza del mondo, anzi strutturano la loro esperienza immediata: uno pare essere più specializzato per parlare di “cose” fisiche, l’altro per trattare delle persone e delle loro condizioni. Queste due forme di pensiero sono convenzionalmente note come pensiero logico-scientifico e pensiero narrativo. La loro universalità suggerisce che affondino le radici nel genoma umano o che siano dei dati della natura del linguaggio. Si esprimono in modi diversi nelle diverse culture, che li coltivano anche diversamente. Non esiste una cultura che sia priva di entrambi, anche se alcune ne privilegiano uno rispetto all’altro.

E’ consuetudine della maggior parte delle scuole trattare le arti narrative – la canzone, il dramma, il romanzo, il teatro e via dicendo – come qualcosa di più “decorativo” che necessario, qualcosa con cui rendere piacevole il tempo libero, a volte anche come qualcosa di moralmente esemplare. Ciò non toglie che noi costruiamo l’analisi delle nostre origini culturali e delle credenze che ci sono più care sotto forma di storia, e non è solo il “contenuto” di queste storie ad affascinarci, ma anche l’abilità con cui vengono narrate. Anche la nostra esperienza immediata, quello che ci è successo ieri o l’altro ieri, la esprimiamo sotto forma di racconto. Cosa ancora più significativa, rappresentiamo la nostra vita (a noi stessi e agli altri) sotto forma di narrazione.

[...] Appare evidente allora che la competenza nella costruzione e nella comprensione di racconti è essenziale per la costruzione della nostra vita e per crearci un “posto” nel mondo possibile che incontreremo.

Esiste da sempre il tacito assunto che l’abilità narrativa sia un dono “naturale”, che non debba essere insegnata. Ma a una considerazione più attenta si scopre che le cose non stanno così. Oggi sappiamo per esempio che attraversa degli stadi definiti, che in certi tipi di lesione cerebrale risulta gravemente compromessa, che rende poco in situazioni di stress, che in una comunità sociale è realistica, mentre in un’altra vicina, con una diversa tradizione, diventa fantastica. [...]

Nessuno di noi sa tutto quello che si dovrebbe sapere su come si può intervenire per creare una sensibilità narrativa.

Esistono due luoghi comuni che sembrano aver superato la prova del tempo. Il primo è che un bambino (o una bambina) deve conoscere, avere dimestichezza con i miti, le storie, le fiabe popolari, i racconti tradizionali della sua cultura (o delle sue culture). Sono quelli che strutturano e nutrono un’identità.

Il secondo luogo comune è che l’invenzione narrativa stimola l’immaginazione. Trovare un posto nel mondo, per quanto implichi l’immediatezza di una casa, di un compagno o di una compagna, di un lavoro e di amici, è in ultima analisi un atto di immaginazione. [...]

Naturalmente, se la narrazione deve diventare uno strumento della mente capace di creare significato, richiede del lavoro da parte nostra: leggerla, farla, analizzarla, capirne il mestiere, l’utilità, discuterla. [... ]

Un sistema educativo deve aiutare chi cresce in una cultura a trovare un’identità al suo interno. Se quest’identità manca, l’individuo incespica nell’inseguimento di un significato. Solo la narrazione consente di costruirsi un’identità e di trovare un posto nella propria cultura. Le scuole devono coltivare la capacità narrativa, svilupparla, smettere di darla per scontata».

Cosa ne pensi di queste idee di Bruner?

Ritieni corretto che la scuola permetta ai ragazzi di misurarsi con la narrazione? Perché?


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8 risposte

12 05 2008
Luppi

troppo lungoooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooo

12 05 2008
Giovannini_Polito

Perchè No?
La scuola può aiutare i ragazzi a raccontarsi e a scambiarsi idee di vita anche attraverso la narrazzione, la quale rende più facile comunicare quello che si pensa e che si vuole dire!!!

19 05 2008
Pastena

Sono in parte d’accordo..anche se credo però che la narrazione non sia il tutto e per tutto.Insomma,come anche hanno espresso alcune mie compagne di classe
‘la narrazione non sempre consente di costruirsi un qualcosa,un’identità’….!
possono esserci diversi modi per farlo..!
Comunque molto interessante l’argomento proposto!!!

22 05 2008
Nicole Rovatti

Allora inizio il mio commento dicendo che le cose che ho letto fino adesso fanno semlicemente ridere!!! Ma come si può pensare che la narrazione costruisca l’identità di una persona??? per me sono due cose completamente distinte……secondo me l’unica cosa che crea l’identità di una perosna è la persona stessa…il suo carattere, il suo modo di pensare, il suo atteggiamonto… queste cose costituiscono un’identità….la narrazione a mio parere è un carattere creativo,concettuale…che varia da persona a persona…ad esempio le persone molto esuberanti ed espressive possono far appassionare la gente semplicemnte dicendo che sono andate a far la spesa…..magari guardandolo sotto l’aspetto caratteriale la narazzione può contribuire a formare la personalità di una persona….facendola diventare fantasiosa o anche una gran bugiarda…ma questo a mio parere non centra con l’identità di una persona….è magari un quelcosa in più che ci contraddistingue dagli altri…possiamo definirla…una qualità…ma non così importante da definire un’identità…gli unici che ci possono creare o modificare siamo noi stessi!!!

25 05 2008
Bevilacqua Rosa

Non sono d’accordo, la narrazione non puo’ costruire l’identita’ di una persona, ognuno ha la sua e ognuno sa com’e’ nessun altro possa conoscerla meglio di se stesso!
La narrazione e solo un modo per raccontare cose che sicuramente nn coinvolgono la propria identita’…

26 05 2008
Lasry

Su tutta questa riflessione di Jerome Bruner ho puntato l’occhio soprattutto sul secondo paragrafo, in particolare la seconda metà.
Inizialmente ero partita con la convinzione che è assolutamente da negare il fatto che il sistema narrativo possa essere lo “specchio” della nostra identità. Ma rileggendo attentamente quel paragrafo sono riuscita a convincermi dell’opposto.
Quanto è lontana da noi la narrazione? Molto meno di quanto si pensi.
In effetti facciamo uso della narrazione (quasi) ogni momento della nostra vita.
Da piccoli adoriamo sentirci raccontare e ri-raccontare all’infinito le stesse storie, pregustiamo i momenti paurosi o eccitanti, partecipiamo, abbiamo paura, poi ci sentiamo rassicurati, ci identifichiamo con l’eroe e applaudiamo il lieto fine. Tutti questi sono piaceri che hanno luogo solo se chi racconta lo ha fatto nel giusto modo.
Da giovani (alunni) se ci mettono in mano un’opera e ci chiedono di ridurlo a “scheda di lettura” andremo sicuramente a cercare informazioni da internet senza nemmeno prenderci la briga di aprire il libro.
Se ci viene, invece, chiesto di analizzare un testo affine al nostro modo di sentire raccontando quello che esso trasmette, può succedere qualcosa di inaspettato: potremo elaborare un discorso facendolo irresponsabilmente e senza alcun timore, ciascuno con la propria sensibilità, più o meno raffinata, con le nostre conoscenze, più o meno approfondite. Certo non saranno tutti pensieri profondi, originali, autonomi, disinvolti. Ma questo è un grande inizio. C’è spazio per tutti, non importa l’ampiezza delle proprie ali, l’importante è sapere di averle e che si può volare.
La descrizione del testo sarà efficiente quanto efficiente è la nostra competenza nel sapere raccontare!

27 05 2008
Alessandra Traversi

io penso ,come mie altre compagne, che la narrazione non forma di per se l’identità di una persone, ma è più corretto dire che contribuisce a crearla. Proprio per il fatto che noi facciamo uso della narrazione in qualsiasi momento della nostra vita e ci permette di stimolare la nostra immaginazione, della quale nn si può fare a meno per essere una persona interessante piena di creatività. Credo che molte attività scolastiche permettano di sviluppare questa caratteristica, quelle discipline più creative quali la multimedialità oppure semplicemente attività svolte in una determinata materia.

2 06 2008
PEDRONI JESSICA

Sincernamente penso che l’identità di una persona e la sua narrazione siano 2 cose completamente distinte. Il modo di essere di tale persona: è il carattere, l’atteggiamento nei riguardi delle persone, e tante altre cose. Penso che la narrazione può aiutare ad esprimersi meglio. Con questo dico solo che sono distinte, ma possono essere collegate tra loro. La narrazione può essere un ottimo modo per conoscersi, raccontarsi, crescere. Questa può essere aiutata da alcune discipline come la multimedialità, che permette di farlo con filmati, foto, audio, oppure anche con l’italiano, che ci aiuta a farlo con un corretto modo. La nostrà identità è quella particolarità che ci contraddistingue da tutti gli altri esseri umani, e che ci rendi tutti diversi, ma allo stesso tempo più interessanti.

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