Verrà la morte?

12 05 2008

Cosa ne pensi di questo modo di raccontare la morte?





La poesia secondo Lasry e Roberto

12 05 2008

Cosa ne pensi di questa lezione visuale sulla poesia?





Una logica cooperativa?

12 05 2008

Leggi attentamente questa scheda e…

La logica cooperativa

Cooperare significa lavorare insieme per raggiungere obiettivi comuni. All’interno di situazioni cooperative il singolo studente cerca di raggiungere dei risultati che vanno a vantaggio suo e di tutti i collaboratori.

Quindi l’apprendimento cooperativo deve essere considerato come un metodo didattico che utilizza piccoli gruppi in cui gli studenti lavorano insieme per migliorare reciprocamente il loro apprendimento.

Per questo si distingue sia dall’apprendimento competitivo (in cui i ragazzi lavorano l’uno contro l’altro per raggiungere un giudizio migliore di quello ottenuto dal compagno) che da quello individualistico (in cui gli studenti lavorano da soli per raggiungere obiettivi d’apprendimento indipendenti da quelli degli altri studenti).

L’efficacia dell’apprendimento cooperativo è stata ampiamente dimostrata dalla ricerca; di solito permette di ottenere questi risultati:

  • tutti gli studenti lavorano di più e raggiungono risultati migliori, sviluppano una maggiore motivazione e sviluppano una capacità di pensiero critico.
  • Si creano rapporti d’amicizia e sostegno reciproco; la diversità è rispettata e apprezzata e il gruppo si affiata.
  • Gli studenti sviluppano competenze sociali e una maggiore capacità di affrontare le difficoltà.

Perché la cooperazione funzioni occorre prestare attenzione a cinque elementi essenziali:

1. INTERDIPENDENZA POSITIVA: si devono assegnare compiti precisi e un obiettivo comune in modo che i ragazzi capiscano che è un’attività che coinvolge tutti. L’interdipendenza positiva induce ad impegnarsi per la riuscita di tutte le persone che costituiscono il gruppo.

2. RESPONSABILITÀ INDIVIDUALE E DI GRUPPO: il gruppo deve essere responsabile del raggiungimento dei suoi obiettivi e ogni membro lo deve essere nel contribuire con la sua parte di lavoro.

3. INTERAZIONE COSTRUTTIVA: i ragazzi devono lavorare realmente insieme e promuovere la riuscita condividendo le risorse, aiutandosi, sostenendosi e incoraggiandosi.

4. ABILITÀ SOCIALI: nel gruppo gli studenti devono imparare sia i contenuti delle materie scolastiche sia le abilità interpersonali. Queste abilità sociali devono essere insegnate in modo che i membri del gruppo sappiano sostenere un ruolo di guida, prendere decisioni, creare un clima di fiducia, comunicare e gestire i conflitti.

5. VALUTAZIONE DI GRUPPO: nella valutazione di gruppo gli studenti verificano i progressi compiuti verso il raggiungimento degli obiettivi e l’efficacia dei loro rapporti nello svolgere l’attività.

Alla luce di questa scheda, valuta i risulati del tuo lavoro di gruppo.





Sogni di antichi pedagoghi?

12 05 2008

Leggi attentamente questa parte dell’intervista a Papert e…

Come sarà la scuola del prossimo millennio? (Intervista a Seymour Papert, New York, 04/04/1998)

Quale è la Sua opinione sull’uso delle nuove tecnologie nella didattica?
Risposta
Quando parliamo di nuove tecnologie nella scuola è importante chiarire se si parla di una prospettiva a lungo termine – cosa succederà tra dieci o venti anni- o se si parla di cosa accadrà domani. Usiamo questa metafora: immaginiamo delle persone dell’Ottocento che abbiano viaggiato nel tempo per vedere come si fanno le cose al giorno d’oggi . Tra loro c’è un chirurgo, e immaginiamo il chirurgo dell’Ottocento in una moderna sala operatoria: egli sarebbe del tutto disorientato, non avrebbe la più pallida idea di che cosa stia succedendo, con tutti quegli strumenti elettronici che suonano. Penserebbe che il paziente è morto, non saprebbe nulla dell’anestesia. Questo è quello che io chiamo un ‘mega-cambiamento’: noi assisteremo ad un mega-cambiamento nell’educazione; e cambierà tanto quanto sono cambiati i trasporti o le telecomunicazioni. Ci inganniamo se crediamo che ci saranno solo pochi, piccoli, cambiamenti. Quali sono i grandi cambiamenti? Io penso che la scuola si fondi sul modello di una linea di produzione in cui si mettono delle conoscenze nella testa delle persone. Si comincia con la prima fase e poi si passa alla seconda fase e si distribuisce un poco di conoscenza alla volta. Si passa dalla prima alla seconda alla terza, e tutto questo è necessario perché si pensa che gli insegnanti debbano insegnare un po’ per volta. Adesso i ragazzi non hanno più bisogno di acquisire nozioni in questo modo, e con la moderna tecnologia dell’informazione possono imparare molto di più facendo, possono imparare facendo ricerca da soli, scoprendo da soli. Il ruolo dell’insegnante non è quello di fornire tutte le parti della conoscenza ma di fare da guida, di gestire le situazioni molto difficili, di stimolare il ragazzo, forse, di dare consigli. Ma questa è un’immagine della scuola del tutto diversa. Io penso che il vero problema sia come agiamo oggi avendo in mente questa prospettiva a lungo termine, perché non possiamo cambiare la scuola dall’oggi al domani, non si può realizzare un mega-cambiamento dall’oggi al domani; si possono solo fare piccoli cambiamenti. Ma dobbiamo smettere di pensare che questi piccoli cambiamenti facciano fare pochi progressi al sistema così come lo conosciamo. Bisogna pensare ai piccoli cambiamenti come passi verso il grande cambiamento che avverrà. Dobbiamo sapere in che direzione sta andando, e poi come prepararlo. E io penso che il miglior modo per farlo è quello di creare, all’interno delle scuole, delle situazioni in cui i ragazzi seguono le loro passioni col cuore, portano avanti progetti a cui sono veramente interessati, fanno scoperte prendendo da Internet le informazioni di cui hanno bisogno, lavorano insieme, realizzano cose difficili. L’insegnante li consiglia, li guida. E, quindi, l’insegnante deve abituarsi all’idea di rispettare gli alunni in quanto persone che imparano, di riconoscere che essi producono le loro stesse conoscenze, che la vecchia aspirazione che molti pedagoghi avevano avuto che i ragazzi possano imparare sperimentalmente facendo cose che per loro sono veramente importanti, alla fine, possiamo immaginare di realizzarla in questo modo. Questo discorso riguarda le vecchie concezioni ben radicate su come vorremmo che i ragazzi imparassero, e la tecnologia rende possibile la realizzazione dei sogni dei vecchi pedagoghi….”

Sei d’accordo con il sogno di Papert?

Nella tua scuola ci sono “situazioni in cui i ragazzi seguono le loro passioni col cuore, portano avanti progetti a cui sono veramente interessati”? Quali?

Hai suggerimenti da dare ai tuoi prof. in proposito?