Nativi, questi sconosciuti…

8 10 2008
ragazzi

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Rubo un bel pezzo da un utile post di un buon sito:

“Chiunque sia entrato di recente in una classe, ha conosciuto il tipo di nativi di cui si parla in questo articolo. Si tratta dei cosiddetti “natives” (Prensky 2001), ovvero quei ragazzi nati a partire dagli anni ‘80, cresciuti in mezzo a personal computer e Internet: la prima generazione di giovani socializzati all’uso di una tecnologia da una generazione di adulti che non ha avuto il tempo di comprendere pienamente le logiche di questi nuovi media (Jenkins 2006).

Anche questo non può essere sfuggito a chi abbia frequentato di recente le classi di una qualsiasi scuola. Mentre gli adulti hanno fatto esperienza dello spazio geografico dove per spostarsi da un punto all’altro serve tempo e le distanze si misurano in kilometri, i nativi sembrano avere sviluppato la capacità di muoversi con altrettanto agio nello spazio mediato di rete. Uno spazio che, per essere attraversato, non richiede tempo e in cui le distanze non si misurano in kilometri, ma in nodi della rete sociale che bisogna percorrere di link in link per raggiungere la propria meta. Lo spazio mediato di rete non sostituisce per i nativi lo spazio geografico, ma vi si affianca come una nuova dimensione. Una dimensione fatta di bit e non di atomi. Anzi, una dimensione fatta di comunicazione. Una rete di conversazioni che si fanno permanenti, replicabili, ricercabili e spesso rivolte a un pubblico indistinto (Boyd 2007). Conversazioni permanenti nel tempo, come un messaggio scritto su un post-it, un libro o un post su un blog. Replicabili come qualsiasi contenuto digitale soggetto all’inesorabile legge del copia/incolla e ricercabili con Google. Rivolte (o almeno esposte) a un pubblico indistinto, come un articolo di un quotidiano, un romanzo o il proprio profilo di MySpace.

Oggi lo spazio in cui i nativi digitali passano il loro tempo è questo: si muovono con disinvoltura fra lo spazio geografico dei loro genitori e quello mediato di rete. In questo ambiente ibrido socializzano, fanno esperienze, giocano, apprendono…”

Chiunque sia entrato di recente in una classe ha conosciuto… Già!

Io conosco tanti, ma tanti colleghi che entrano tutti i giorni nelle classi, che hanno tutti i giorni a che fare con i nativi… senza accorgersi di avere a che fare con i nativi!

E tu?





L’inconsapevole leggerezza dei nativi digitali

2 10 2008

In questi primi giorni di scuola ho fatto le mie solite statistiche sull’uso delle ex nuove tecnologie delle primine (insegno in 4 classi prime). Vi risparmio tabelle e numeri che disegnano un quadro apparentemente roseo: praticamente tutti i ragazzi possiedono un computer, quasi tutti hanno accesso alla rete (i pochissimi che non hanno il collegamento domestico, dichiarano comunque di non aver problemi ad accedere alla rete dalla postazione di un amico, di un parente, di un centro…), tutti sanno bene o male smanettare fra link e finestre.

Divertente poi l’episodio a cui ho assistito il primo giorno: in fase di accoglienza le primine (tutte femmine) dovevano presentarsi e – oltre ai soliti microdati anagrafici – dovevano raccontarci quali sono le tre cose per le quali vale la pena di vivere. Ebbene: oltre alle solite ovvietà (famiglia, amici…) e alle immancabili amenità (nutella, moroso, cavallo…) uno dei valori esistenziali più gettonato è risultato il computer.

Proprio così: parecchie mocciose hanno affermato che vale la pena di vivere per la famiglia, gli amici e… il computer!!! (quando ci vogliono, ci vogliono!!!)

Non potevo certo starmene quieto e così ho iniziato a interloquire con questo inatteso popolo di adoranti digitali. Sono bastate un paio di domande per scoprire che per tutte queste ragazze usavano il termine «computer» come sinonimo di «messenger».

Le ragazze non vivono dunque per il computer, ma per messenger, il prolungamento del chiacchiericcio da corridoio e cellulare con altro mezzo.

Ho provato a volgere l’evento in positivo:

- Bene ragazze: visto che avete quasi tutti l’e-mail, possiamo iniziare a…

Alzata generale di mani: quasi tutte – comprese le apparenti adepte del dio digitale – hanno protestato affermando di non avere la posta elettronica.

Perfetto: hanno messenger, quindi hanno un account hotmail, quindi hanno una mail… ma non lo sanno!

E quante altre cose non sanno della loro religione?

È bastata una sedutina in laboratorio per scoprirlo: tutte sanno googlare, ma nessuna sa a che cosa serve la barra degli indirizzi di un browser (e, naturalmente nessuna sa cos’è un browser), quasi tutte sanno copiare un URL (per “incollare” la foto nel mio space!!!), ma nessuna sa cos’è; tutte vanno in rete, ma nessuna sa cos’è; tutte usano wikipedia, ma…

Tutte vivono, ma non sanno veramente perché.

(non sarà il caso che i non nativi digitali insegnino ai nativi digitali cosa vuol dire essere nativi digitali?)