Non esiste l’uomo solo…

26 01 2009

Copioincollo dal bel sito http://woodle.it/bloglearning/

Segnalo a chi fosse interessato che è disponibile in rete un breve scritto postumo di Franco Carlini. Il testo resterà accessibile a tutti solo per pochi giorni per cui chi è interessato deve scaricarselo e conservarlo sul suo PC. Si tratta di appunti su temi che non ha fatto in tempo a sviluppare ma che toccano temi essenziali nella nostra epoca. L’articolo si intitola “Dieci tesi sull’economia della conoscenza “ ed è disponibile qui.

Cito due di quelle dieci tesi, perché penso che colgano chiaramente la radice di un problema cruciale:

4. Per molti la cooperazione è un mistero, persino un errore dal punto di vista dell’utilitarismo e delle versioni volgari del darwinismo. Invece non c’è nulla di misterioso perché essa è il fondamento di ogni sistema complesso. Diversi modelli sono stati proposti per spiegare l’insorgere e il perpetuarsi della cooperazione nelle società umane.

5. L’utilitarismo per almeno due secoli è apparso come la spiegazione dei comportamenti individuali e insieme come un manifesto programmatico per la società e per l’economia, trovando supporto anche nel darwinismo. Esso presenta sia aspetti descrittivi (del comportamento individuale) che filosofici (sulla natura dell’uomo) che anche prescrittivi-programmatici. Nel tentativo di mantenergli uno status culturalmente egemone, si è tentato senza molto successo, di ricomprendere in esso anche la cooperazione e l’altruismo.

I modelli culturali sono strutture mentali collettive inconsce e hanno una forza straordinaria. Chi nasce e cresce in una cultura che stabilisce che gli esseri umani sono “individui” e non “gruppo” assorbe così profondamente questa idea che non riesce neppure a percepire le più clamorose evidenze dei fatti che contrastano con questa idea.

E’ del tutto evidente infatti che non è mai esistito sulla faccia della terra un essere umano “solo” , senza un gruppo attorno in forma di famiglia, tribù, società, per il banale motivo che nessun bambino da solo può sopravvivere a lungo (e neppure essere concepito). Nonostante l’assoluta evidenza di questo stato di cose siamo talmente imbevuti di cultura individualista che sentiamo il bisogno di “spiegarle” in modi fantasiosi e contorti quando invece sarebbe più opportuno tentare di spiegare gli sforzi che facciamo per esaltare il più possibile l’individualismo, visto che lo status naturale degli esseri umani è uno status intrinsecamente sociale.

Il fatto che la rete faciliti le connessioni tra individui e gruppi funzioni spesso come base per cooperazioni spontanee motivate da una comunanza di interessi tra persone che altrimenti non avrebbero saputo come realizzarle è stata la grande sorpresa degli ultimi anni e non l’abbiamo ancora capita.

Provare per credere

I lettori di questo blog non ci crederanno ma giuro che la maggior parte delle persone normali (non geek ) che io conosco non ha la minima idea di come funziona Wikipedia. Credono tutti che sia la versione gratuita di una enciclopedia normale. E non hanno la coda.





Auri ha ragione, ma…

26 01 2009

Ho lanciato il sasso, ed ora non voglio nascondere la mano, anche se il tempo è poco…
Il fatto di aver dato un po’ di ragione ad Auri non significa che non creda in assoluto nel lavoro di gruppo. Del resto per anni – sia come insegnante che come formatore – ho decantato le taumaturgiche proprietà del cooperative learning. E credo che nessun addetto ai lavori ignori che la fonte di apprendimento principale dei ragazzi è rappresentata dai ragazzi stessi (apprendimento fra pari, reciprocal teaching, dinamiche di gruppo, atteggiamenti da branco…). E credo, ancora, che nessun addetto ai lavori ignori che nel futuro lavorativo dei nostri ragazzi ci sta la capacità di lavorare in team. Dunque, ancora una volta, il problema non è il COSA si fa (il lavoro di gruppo è utile, è auspicabile e può essere efficace ed efficiente), ma il COME si fa (occorre pensarlo bene, organizzarlo bene, monitorarlo bene, valutarlo bene…). Un po’ il discorso che vado facendo da tempo sulle nuove tecnologie: piuttosto di usare malino le nuove tecnologie, meglio usare benino la biro, il gesso e la parola. Piuttosto che usare malino le strategie cooperative, meglio usare benino le strategie individualiste. Ciò non toglie, però, che un buon lavoro di gruppo è (sarebbe) utile sia per i gregari (che apprendono per imitazione) che per i leader (che imparano a governare il team). Tutti noi ammiriamo Maradona o Kaka, ma a vincere è sempre la squadra. Un buon leader, cara Auri, non è quello che lavora ANCHE PER gli altri, ma quello che fa lavorare ANCHE gli altri (e questo vale anche per il prof., soprattutto per quei prof – come il sottoscritto – che vorrebbero gestire la classe come una squadra e la scuola come un campionato.





Cooperative learning?

26 01 2009
Leggo, copio, incollo… dal blog di Auri

“I Lavori Di Gruppo Sono Una Grandissima Stronzata.
Perché di cooperativo non c’è proprio un bel niente.
Perché non ci vedo niente di educativo nel gruppo che fa lavorare solo uno, ovviamente il solito coglione. Il coglione che fa prendere 8 a tutti i cazzoni che si sono fatti trovare il lavoro pronto.
Il lavoro di gruppo è inutile e fa perdere tempo.
E mi fa incazzare. Perché non è giusto che IO sia messa alla pari con gente che non ha alzato un dito. Mi Fa Proprio Incazzare.
Ma non puoi dire al prof “guardi..ho lavorato SOLO io”. No. Anche se ci starebbe. Ma non puoi. Perché alla fine sono tuoi compagni e ci vogliamo tutti bene, bacini, bacioni, tvtttb e amike 4ever.
Ma Vaffanculo.
E prego Dio che nessun’altro prof, con un briciolo di testa, ci faccia più fare lavori di GruppO perché in tal caso mi rifiuterei. Perché va bene fare la cogliona per 3 anni, ma per i prossimi 2 vorrei non farla.
Il lavoro di gruppo è una grandissima minchiata.
Cazzo.”
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Io sono uno dei prof. che ha fatto fare ad Auri… i lavori di gruppo…
[e che pensa che un po' Auri abbia ragione]
o no?
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