Ho lanciato il sasso, ed ora non voglio nascondere la mano, anche se il tempo è poco…
Il fatto di aver dato un po’ di ragione ad Auri non significa che non creda in assoluto nel lavoro di gruppo. Del resto per anni – sia come insegnante che come formatore – ho decantato le taumaturgiche proprietà del cooperative learning. E credo che nessun addetto ai lavori ignori che la fonte di apprendimento principale dei ragazzi è rappresentata dai ragazzi stessi (apprendimento fra pari, reciprocal teaching, dinamiche di gruppo, atteggiamenti da branco…). E credo, ancora, che nessun addetto ai lavori ignori che nel futuro lavorativo dei nostri ragazzi ci sta la capacità di lavorare in team. Dunque, ancora una volta, il problema non è il COSA si fa (il lavoro di gruppo è utile, è auspicabile e può essere efficace ed efficiente), ma il COME si fa (occorre pensarlo bene, organizzarlo bene, monitorarlo bene, valutarlo bene…). Un po’ il discorso che vado facendo da tempo sulle nuove tecnologie: piuttosto di usare malino le nuove tecnologie, meglio usare benino la biro, il gesso e la parola. Piuttosto che usare malino le strategie cooperative, meglio usare benino le strategie individualiste. Ciò non toglie, però, che un buon lavoro di gruppo è (sarebbe) utile sia per i gregari (che apprendono per imitazione) che per i leader (che imparano a governare il team). Tutti noi ammiriamo Maradona o Kaka, ma a vincere è sempre la squadra. Un buon leader, cara Auri, non è quello che lavora ANCHE PER gli altri, ma quello che fa lavorare ANCHE gli altri (e questo vale anche per il prof., soprattutto per quei prof – come il sottoscritto – che vorrebbero gestire la classe come una squadra e la scuola come un campionato.
Auri ha ragione, ma…
26 01 2009Commenti : 4 Commenti »
Tag: apprendimento fra pari, cooperative learning, lavoro di gruppo, scuola, valutazione
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